Buona domenica, paperelle

Durante una puntata del mio programma radiofonico preferito che è “La lingua batte” di Radio 3 (in onda la domenica dalle 10.45), ho sentito che esiste un detto lettone che tradotto letteralmente significa “soffiare paperelle” e che vuol dire “dire sciocchezze”. Ho pensato di aver azzeccato il nome per il mio blog. 😀

 

 

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Seguendo l’iter del DDL Testamento biologico

Non capisco l’entusiasmo per il passaggio alla camera della legge sul testamento biologico.
Ragazzi, il referendum non è mica passato! C’è poco da brindare…
Viste le istanze di correzione provenienti da laici e cattolici (e speriamo, considerato il rischio che il diritto all’autodeterminazione resti lettera morta come nella L. 194), c’è da pensare che dopo il Senato, un altro giro alla Camera non glielo leverà a nessuno a questo povero DDL (sempre salvo elezioni anticipate e insabbiamenti vari).
Che poi, io i dubbi della Binetti li capisco, ma quanto meno il discorso sugli ospedali cattolici può valere per quelli non convenzionati con il SSN (cioè se scegli di andare in una struttura confessionale e non convenzionata allora sai che i medici che lavorano lì hanno una certa convinzione e magari è uno dei motivi per cui tu hai scelto proprio quella struttura), non per tutti, perché se ti convenzioni, ti strutturi (o ti attrezzi, ad esempio ricorrendo a medici esterni) per essere adeguato ai requisiti del SSN, non che usi la scusa dell’obiezione di coscienza per negare diritti che invece la legge riconosce a tutti.
Che qui, il rischio è che finisca come per l’ora di religione che, volenti o nolenti, ce la dobbiamo sorbire, o per l’aborto, o per il turismo procreativo e tutte quegli aspetti in cui i nodi del rapporto tra stato laico e cultura cattolica vengono al pettine.
Però devo riguardarmi una vecchia sentenza della Corte costituzionale sugli insegnanti nelle scuole confessionali che, secondo me, potrebbe offrire degli spunti di riflessione interessanti perché, da quanto mi ricordo, bilanciava la libertà di insegnamento con la scelta di lavorare in una scuola confessionale. Naturalmente varrebbe per il rapporto medico-ospedale, ma magari qualche spunto di riflessione salta fuori. Vi aggiornerò prossimamente.
#buonadomenica

Convenzionalmente

Domenica sono stata alla convenzione nazionale del Partito Democratico ed è stata un’esperienza molto interessante.

La sveglia alle 5 del mattino per prendere il treno delle 6.08 è stato uno sbattimento assurdo, ma poi, una volta sul treno, quando ho incontrato i compagni di viaggio e si è iniziato a parlare di politica e del congresso è stato molto bello, interessante e ritengo anche formativo.

Nella sala dell’hotel Ergife abbiamo raggiunto gli altri orlandiani della federazione milanese e assistito alla presentazione delle mozioni.

Che dire, noi siamo di parte, ma Orlando è il candidato che porta il tema serio della ricostruzione e della ricomposizione delle fratture con la società e con il partito. Renzi rimane il candidato di rottura, fortemente riformista che nel suo slancio nell’andare avanti sembra non contemplare il soffermarsi e aggiustare il tiro e gli errori vengono liquidati con un’alzata di spalle, un si può fare di più. 

Trovo riduttivo però l’atteggiamento di molti che sostengono Renzi che vogliono ricondurre tutto alle due categorie del “guardarsi l’ombelico” o del “discutere dei massimi sistemi” quando si tratta di analizzare con un po’ di spirito critico e onestà intellettuale la tenuta e gli effetti di alcune politiche per evitare di dover scontare in campagna elettorale scelte che vengono definite demagogiche o di facciata perché inefficaci.

Di positivo c’è che Renzi parrebbe aver accolto la proposta della conferenza programmatica e forse è segno che le esigenze sollevate da Orlando sono reali. Certo che, comunque vada il congresso, c’è bisogno le varie anime del partito imparino a dialogare, dentro e fuori il partito, perché la responsabilità è enorme, e nei nostri dibattiti interni dobbiamo tenerlo presente. Anche quando la tendenza del #ciaone è forte.

Congresso al Ghilardotti

Oggi al Ghilardotti si è tenuta la convenzione di circolo, la prima fase del congresso rivolta agli iscritti del partito democratico.

I risultati sono stati:
Elettori 89
Votanti 63
Voti    %
Orlando  21   33,34
Emiliano  3      4,66
Renzi      39     61,90

Abbiamo tre delegati alla commissione provinciale: Giuseppina Rosco e Filippo Arata per la mozione Renzi ed io per la mozione di Andrea Orlando
Ora bisogna lavorare perché la partecipazione alle primarie sia la più larga possibile. “Democratico” infatti non è solo l’aggettivo del nostro partito, ma deve essere anche un metodo, ciò che ci caratterizza e distingue dagli altri partiti.

E noi al Ghilardotti siamo una bella squadra.

Di congressi, atteggiamenti e cambiamento

Come molti sapranno, (soprattutto chi vive o segue il magico mondo del Partito Democratico) ieri sono ufficialmente iniziate le convenzioni di circolo.

Nei miei primi due anni da iscritta al partito, mi trovo catapultata nel mio primo congresso e l’ho atteso come una sorta di “magico momento di riflessione” e di programmazione per il futuro. Eppure devo confessare di esserne un po’ delusa.

Ingenuamente, ho sempre pensato di essermi schierata a sufficienza nella società nel momento in cui ho scelto di prendere la tessera di un partito. Solo che in quasi due anni di militanza (quindi molto pochi per avere un’idea precisa delle dinamiche), un sacco di volte mi sono sentita domandare “ma tu da che parte stai?”, oppure mi sono sentita come in dovere di giustificare le mie idee, solo perché magari avevo appoggiato le idee di qualcuno su cui sventolava una determinata bandiera e di conseguenza io venivo ricondotta alle idee di questa o quell’altra corrente, senza minimamente considerare che magari esprimevo solo il mio pensiero. Ho avuto il privilegio di passare dall’essere renziana (perché convintamente sostenevo il Sì al referendum) all’essere “in odore di minoranza” solo per aver avanzato dei pensieri critici in alcuni momenti.

Trovo questo atteggiamento particolarmente frustrante, soprattutto perché instilla la continua sensazione che parlando, altri possano vederci un retro pensiero o un non detto (roba che nemmeno nelle paranoie adolescenziali).

Proprio perché non sopporto più questo atteggiamento, ho deciso di sostenere la mozione di Andrea Orlando. Non perché sia contro Renzi, non perché la mozione Renzi non mi convinca, ma perché non condivido certi metodi, un certo atteggiamento mentale, come di perenne sfida e di “dimostrami se sai fare meglio”.

Mettiamo le cose in chiaro: nessun iscritto deve dimostrare che il segretario ha ragione o sbaglia, ma se dobbiamo metterci la faccia sulla strada, noi militanti abbiamo, quantomeno, il diritto di capire cosa sta dietro certe logiche.

Faccio l’esempio sulla riforma del Job’s Act, che io condivido a pieno, e peraltro trovo anche sbagliata l’abolizione dei voucher e ora mi trovo che fino a ieri il mio partito (ed io di conseguenza) li difendeva, ora devo spiegare perché è giusto che il Governo li abbia aboliti. No, Maria, io esco.

Cosa avrei fatto io? Un po’ l’ho già detto: un meccanismo di presunzioni di subordinazione che scatta automaticamente non appena si verificano dei presupposti (ad esempio alcuni codici fiscali ricevono “troppi” contributi da un unico soggetto giuridico), a questo punto partono (in automatico) i controlli incrociati e se il datore sta abusando dello strumento, scatta la conversione del contratto ex lege. Roba che il dipendente nemmeno deve andare al sindacato per contestare la subordinazione al datore. Per la serie, caro datore, i voucher servono per il lavoro occasionale a determinate condizioni, le uniche alternative sono il lavoro autonomo (vero) o il rapporto di lavoro subordinato, se abusi degli strumenti, io intervengo a tutela del lavoratore.

Quindi, ai datori di lavoro si sarebbe detto che gli si va incontro alle esigenze di flessibilità con le tutele crescenti, però questa flessibilità in uscita sarebbe stata compensata con la rigidità degli strumenti contrattuali, proprio a tutela dei dipendenti. E questo senza vanificare una riforma che nei principi era giusta e su cui il partito aveva messo la faccia.

Peraltro ho una domanda che in questi giorni sto rivolgendo ai poveri sventurati che vengono al circolo a presentare le mozioni: visto che molte riforme approvate dal Governo avevano come prospettiva la modifica della costituzione, qualcuno ha pensato che il partito debba fare un check per verificare se i provvedimenti adottati vanno nella stessa direzione anche ad ordinamento vigente o aspettiamo che ci tornino indietro come boomerang elettorali?

Prendiamo ad esempio il recente DL Povertà che introduce un principio sacrosanto: “il lavoro e la formazione come strumenti di mobilità sociale”. Perfetto, con la modifica del Titolo V della Costituzione e lo spostamento delle politiche attive a livello centrale forse avrebbe funzionato un pochino meglio. A costituzione vigente, temo che possa apparire uno strumento un po’ demagogico, perché la formazione e le politiche attive per il lavoro sono di competenza regionale e, se le previsioni della campagna per il Sì al referendum sono corrette, posso ragionevolmente presumere che le regioni in cui funzioneranno saranno molto poche e che si preannuncia una percentuale di funzionamento simile a Garanzia Giovani (altro bel provvedimento che però non ha prodotto gli effetti sperati). Capite che se non ragioniamo di queste cose, in campagna elettorale pagheremo tutto?

Al Lingotto se n’è parlato?

Orlando nella conferenza programmatica ne parlerà?

Ed Emiliano cosa pensa?

Non si può pensare che segretario nuovo (o vecchio) partito nuovo (o vecchio), leggi nuove (o vecchie) e si riparte da zero. Perché rischiamo di buttare il bambino con l’acqua sporca e non è mai una scelta saggia. Poi, come dicono i comunicatori e mi ha ricordato il buon Rodriguez la settimana scorsa “non conta tanto l’idea, quanto l’implementazione”. Ecco, lavoriamo su come implementare quanto già fatto (certo che capisco che annunciare riforme fa sempre più effetto, ma – lo dico da giurista – francamente non ne posso più di riforme, non so quante ne ho vissute tra il percorso universitario e lavorativo)

Per questi motivi ero a favore della conferenza programmatica e ritengo che dopo le primarie, quando avremo un segretario legittimato da un congresso, occorra un momento di raccoglimento interno per ragionare insieme su queste cose.

E per la tendenza all’ascolto e alla ricerca del dialogo con tutti ritengo di sostenere la mozione di Andrea Orlando. I miei ragionamenti, però, restano uguali a prescindere dal segretario che uscirà dal congresso, perché siamo tutti nello stesso partito. O no?

Alessandra

Colonna sonora

Volevo scrivere prima della direzione nazionale, perché un weekend con i social che notificavano esternazioni da tutta Italia è in grado di produrre effetti deleteri su un soggetto ansioso come me.

Di solito, questi effetti si manifestano sotto forma di apparizioni di Orfini nei miei sogni (non chiedetemi il perché di lui, non lo so e sinceramente nemmeno voglio saperlo). Sabato notte, ad esempio, era accanto a me, nel mio circolo Ghilardotti, mentre era in corso un attivo degli iscritti e tutti litigavano e ci guardavamo un po’ sconsolati. Provavamo a far ordine, ma nessuno ci dava retta. Che dire, sintomo di impotenza e disarmo, non ci vuole mica Freud. Ed in effetti riflette un po’ il mio spaesamento.

Solo che non si può andare avanti così, e mentre la suspence sale, manco fosse la season premiere di Game of Thrones (anche se il clima che si respira è un po’ quello), proviamo a sdrammatizzare con i pronostici. Non su ciò che potrebbe accadere, quel lavoro lo lascio fare a giornalisti, sondaggisti e opinionisti vari, ma su quella che potrebbe essere la colonna sonora della direzione che tra poche ore dovrebbe partire.

Oggi la mia playlist di Spotify me ne ha servite ben quattro che possono adattarsi:

1 – “Ma che discorsi?” di Daniele Silvestri ecco il Video su YouTube 

Lo so che non ti piacciono
Le situazioni in bilico
Le cose che succedono
E succedono lo so
Ma che discorsi
Sei tu che butti sempre tutto giù
Ma che discorsi
Nel dubbio che poi non funzioni più
Così fai tu.

2 – “La verità” di Brunorisas ecco video di YouTube

Te ne sei accorto sì
Che parti per scalare le montagne
E poi ti fermi al primo ristorante
E non ci pensi più
Te ne sei accorto sì
Che tutto questo rischio calcolato
Toglie il sapore pure al cioccolato
E non ti basta più

3 – “Cirano” di Francesco Guccini, ecco il video su YouTube

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

4 – “Should I stay or should I go?”, the Clash, ecco il video su YouTube

Darling, you got to let me know
Should I Stay or Should I Go?
If you say that you are mine
I’ll be here ‘til the end of time
So you got to let me know
Should I stay or should I Go?
It’s always tease, tease, tease
You’re happy when I’m on my knees
One day it’s fine and next it’s black
So if you want me off your back
Well, come on and let me know
Should I stay or should I Go?

Nei prossimi giorni sapremo quale è la colonna sonora che si è adattata di più, ammesso che una di queste canzoni si possa adattare. 😀

Alla prossima.

Alessandra

 

Che succede?

Come iscritti, siamo tutti preoccupati di fronte le notizie che giungono dalla stampa sulle esternazioni di leader, dirigenti, aspiranti leader, iscritti storici che hanno gli onori della cronaca e godono nel gettare scompiglio tra i militanti, benché fino a qualche mese fa dicessero che la base era la cosa che avevano più a cuore.

E quindi che succede?

Io immagino che nella mente di alcuni si manifesti questo discorso di Petyr Baelish, personaggio meraviglioso (e senza scrupoli) del Trono di Spade.

What do we have left once we abandon the lie?
Chaos.
A gaping pit waiting to swallow us all.
Chaos isn’t a pit.
Chaos is a ladder.
Many who try to climb it fail and never get to try again.
The fall breaks them. And some are given a chance to climb, but they refuse. They cling to the realm or the gods or love.
Illusions.
Only the ladder is real.
The climb is all there is.

E niente.

Speriamo bene.